La terapia insulinica nel diabete mellito è primariamente diretta a raggiungere e mantenere la quasi normoglicemia per prevenire l’insorgenza o ritardare la progressione delle complicanze a lungo termine [1,2].
Il Diabetes Control and Complication Trial (DCCT) ha dimostrato che il buon controllo glicemico ottenuto con terapia insulinica intensiva in pazienti diabetici di tipo 1 ritarda l’insorgenza e la progressione di retinopatia, nefropatia e neuropatia [1].
I benefici della terapia insulinica intensiva sono maggiori quando viene implementata in pazienti con diabete di tipo 1 senza complicanze e con breve durata di malattia [3,4].
La terapia insulinica intensiva ha benefici , in termini di sviluppo e progressione delle complicanze microangiopatiche, anche nel diabete di tipo 2 [5,6]
Nei pazienti a rischio la terapia insulinica intensiva stabilizza anche la macroangiopatia o ne riduce la progressione [7,8]
Nel diabete di tipo 1 il beneficio della terapia intensiva, per quanto riguarda la progressione della retinopatia, l’evoluzione della nefropatia, la comparsa di eventi cardiovascolari, si estende per anni oltre il periodo di implementazione [9,10,11].
Con la terapia insulinica intensiva aumenta il rischio di ipoglicemia severa [1,2,12].
Il DCCT mostrava una correlazione inversa tra valore di HbA1c e frequenza di episodi ipoglicemici. Il rischio di ipoglicemia severa aumentava nei maschi, adolescenti, e in chi aveva già avuto un episodio di ipoglicemia severa [12]
La frequenza di ipoglicemia con terapia intensiva è inferiore nei pazienti con diabete di tipo 2 rispetto ai pazienti con diabete di tipo 1 [13].
Sia la terapia multiiniettiva (3 o più iniezioni, MDI) che la terapia insulinica sottocutanea continua con microinfusore (CSII) possono essere mezzi efficaci per implementare il trattamento intensivo del diabete con lo scopo di ottenere una glicemia quasi normale [14]. |