NUTRIZIONE, ATTIVITA FISICA
12/4/2009
Prevenire il diabete agendo sulle politiche ambientali
4 dicembre 2009 (Congresso Medico) – Come noto, condizioni quali il diabete tipo 2 (T2DM) e l’obesità stanno raggiungendo proporzioni pandemiche ormai in tutto il pianeta, grazie soprattutto alla diffusione di stili di vita in cui alimentazioni ricche di cibi ipercalorici (ma povere dal punto di vista nutrizionale) si associano a livelli di attività fisica sempre più modesti. Più volte è stato sottolineato come le terapie producano spesso effetti deludenti, e come la prevenzione richieda il coinvolgimento delle politiche sanitarie di interi paesi con iniziative su vasta scala, più che l’intraprendenza dei singoli. Interventi ambientali a livello di popolazione (promozione dell’esercizio fisico e di un’alimentazione sana) potrebbero contribuire a modificare le abitudini socioculturali relative ai comportamenti che esercitano un’influenza sulla salute.
Uno studio prospettico statunitense basato sulla popolazione, il Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis, ha indagato, a livello multicentrico, come le risorse ambientali influenzino lo stile di vita dei residenti di un luogo, e con esso l’insorgenza di T2DM. Lo studio ha valutato una popolazione di 2285 adulti (età compresa tra 45 e 84 anni all’arruolamento) calcolando l’hazard ratio dell’incidenza di T2DM (definito in base ai parametri ematochimici o all’assunzione di farmaci antidiabetici) in relazione alle risorse disponibili nella zona (luoghi pubblici per passeggiare o praticare attività fisica, centri sportivi, palestre, punti di vendita di frutta e verdure fresche). Con una mediana di follow-up di 5 anni, sono stati registrati 233 nuovi casi di T2DM.
La disponibilità di maggiori risorse ambientali, determinate attraverso un punteggio combinato che tenesse conto delle possibilità di praticare attività fisica e di assumere alimenti sani, si è associata a una riduzione del 38% dell’incidenza di malattia (hazard ratio corrispondente alla differenza esistente tra il 90° e il 10° percentile relativo alla distribuzione delle risorse; IC 95% da 0,43 a 0,88 dopo aggiustamento per età, sesso, familiarità per diabete, reddito, livello d’istruzione e consuetudine al fumo); il dato permaneva significativo anche dopo aggiustamento per i livelli basali di BMI. L’entità dell’effetto risulta clamorosa, equivalendo (secondo gli autori) alla riduzione d’incidenza di T2DM ottenibile con una diminuzione di 5 punti del BMI. Un altro punto di forza dello studio è la composizione multietnica della popolazione esaminata.
I risultati dell’indagine confermano come investire in maggiori risorse ambientali possa tradursi in una riduzione dell’incidenza di T2DM, costituendo una valida strategia per affrontare il problema a livello di popolazione.
Arch Intern Med. 2009;169(18):1698-1704
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